Categoria: SESSUALITA’

QUALI SONO LE COMBINAZIONI DI COPPIA PIU’ COMPATIBILI?

Il legame di attaccamento (Bowlby) è un legame di lunga durata, emotivamente significativo, che ha 4 caratteristiche: è selettivo, comporta la ricerca della vicinanza fisica, fornisce benessere e sicurezza e provoca angoscia alla separazione dal cargiver. Può essere di tre tipi: sicuro, insicuro/ambivalente o insicuro/evitante.

Nei legami affettivi tra adulti il legame di attaccamento è organizzato in modo meno semplice, ma presenta sempre tre stili distinti: sicuro, insicuro preoccupato (ambivalente) e insicuro distanziante (evitante).

  • Stile SICURO: i partner esprimono apertamente il bisogno di conforto, la richiesta e l’offerta di aiuto; sono in grado di riparare la relazione nei momenti di conflitto; valorizzano empaticamente i pansieri e i sentimenti del partner.
  • Stile DISTANZIANTE: i partner escludono in modo difensivo le emozioni e negano i sentimenti di dipendenza e vulnerabilità; negano o aggrediscono i bisogni di dipendenza e conforto emotivo del partner; questi bisogni del partner, inoltre, intensificano la risposta difensiva e distanziante.
  • Stile PREOCCUPATO: i partner si dimostrano eccessivamente intrusivi, richiedenti e dipendenti; enfatizzano le emozioni negative; sono convinti del fatto che il partner non possa soddisfare i loro bisogni; inoltre il senso di deprivazione cronica può essere espresso in modo rivendicativo.

Il senso di sicurezza e il benessere generale esperiti dai membri della diade nei legami sentimentali, dipende quindi, in parte, dalla tipologia dei modelli di attaccamento di entrambi i partners. Le relazioni che nascono dai diversi matching di coppia possono portare grande soddisfazione, ma possono anche costituire occasione di infelicità, stress e conflitto.

In una coppia in cui entrambi i partner sono portatori di un attaccamento sicuro è presente una modalità di condurre il rapporto basata sulla reciprocità e sulla flessibilità; in questo caso i partner riescono a porsi come figure dipendenti, ma anche come oggetti di dipendenza in modo alternato. Al contrario, nelle coppie con stili di attaccamento insicuri si creano aspetti di rigidità e ripetitività e un certo grado di assimetria tra partner per cui non vi è alternanza tra “cargiving” e “careseeking”.

I MATCHING

Il matching SICURO/SICURO: in queste coppie i due partner sono entrambi caratterizzati da flessibilità emotiva e di interdipendenza; queste due caratteristiche consentono ai due partner di porsi in modo alternato, sia come soggetto che offre accudimento, sia come soggetto che lo chiede e che lo riceve. In queste coppie i parter sono in grado di affrontare il tema degli affetti positivi e negativi in modo consapevole e riflessivo, sono in grado, inoltre, di modulare e regolare gli affetti.

Il matching SICURO/INSICURO: questo tipo di incontro tra stili di attaccamento da origine a relazioni di coppia potenzialmente funzionanti. Il partner sicuro, grazie alla propria flessibilità, all’apertura e all’impegno, potrebbe creare un’esperienza correttiva, dal punto di vista emotivo, per il partner insicuro. Capita più frequentemente che la partner insicura si avvicini ad uno stato mentale sicuro quando il partner sicuro nella coppia è il maschio.

Il matching INSICURO/INSICURO: queste coppie sono caratterizzate da aspetti di elevata insoddisfazione, conflitto e grandi difficoltà relazionali. Tuttavia le varie combinazioni diadiche posso dar luogo a esiti differenti. Vediamole nel dettaglio:

  • Matching DISTANZIANTE/DISTANZIANTE: in queste coppie entrambi i partner negano al compagno bisogni di accudimento, dipendenza e vulnerabilità. Anche l’espressione degli affetti è controllata e coartata mentre vengono enfatizzati eccessivamente gli aspetti di indipendenza e autosufficienza.

Queste coppie tendono ad evitare il conflitto, ma il clima emotivo è poco regolato a causa di atteggiamenti rabbiosi tra i partner.

  • Matching DISTANZIANTE/PREOCCUPATO: in queste coppie è difficile che si costruisca una regolazione reciproca, e risulta molto difficile per i partner sintonizzarsi tra loro. Vi è un forte sbilanciamento di ruoli tra chi chiede accudimento e vicinanza emotiva (partner preoccupato) e chi nega l’importanza dei bisogni espressi dal compagno (partner distanziante).

In queste coppie i livelli di conflitto possono essere elevati e la soddisfazione dei partner molto bassa a causa della mancanza di sicurezza percepita.

Quando è la donna ad avere un modello di attaccamento preoccupato la coppia può risultare relativamente stabile, perché generalmente gli uomini distanzianti tendono ad evitare il conflitto. In questo caso i rapporti di coppia possono avere una lunga durata, nonostante la poca soddisfazione e la fredezza del partner distanziante.

  • Matching PREOCCUPATO/PREOCCUPATO: in queste coppie entrambi i partner amplificano le richieste di vicinanza e accudimento, che però non sono colmabili completamente. Se un partner percepisce i comportamenti dell’altro come inadeguati, può facilmente mettere in atto comportamenti di rifiuto verso gli sforzi compiuti dal compagno.

In queste coppie, se non c’è una risposta bilanciata ai bisogni dell’altro e non vi è sufficiente reciprocità, si possono manifestare n certo grado di disaccordo e conflitto.

Ovviamente l’attaccamento non spiega tutti i possibili aspetti e tutti i possibili risvolti delle relazioni amorose; anche i sistemi motivazionali della sessualità e del prendersi cura hanno un loro ruolo nel costruire la qualità della relazione romantica. Potremmo, infatti, trovare coppie con un legame di attaccamento positivo che decidono di separarsi a causa di uno sbilanciamento negli altri sistemi motivazionali.

 

Bibliografia

Psicologia delle relazioni di coppia, di L. Carli et al., 2009. Il Mulino.

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COS’È LA TEORIA GENDER?

 

LA TEORIA GENDER NON ESISTE

 

Semplicemente la teoria gender è qualcosa che non esiste. Esistono gli studi di genere, che rappresentano un approccio multidisciplinare allo studio dei significati socio culturali della sessualità e dell’identità di genere. Questi studi, contribuendo a chiarire le influenze dell’ambiente sociale sulla formazione della nostra identità di genere e sul nostro orientamento sessuale, hanno aiutato ad abbattere pregiudizi e stereotipi omofobi e sessisti. Il filone degli studi di genere, infatti, è nato nei movimenti femministi anglosassoni, a partire dagli anni ’60, per cercare di scardinare il ruolo tradizionale della donna, che era decisamente discriminatorio e basato sull’idea che ad un certo sesso biologico corrispondessero determinate caratteristiche comportamentali. Successivamente, il filone di studi di genere ha suscitato interesse anche nei movimenti culturali che si occupano di difendere i diritti delle persone appartenenti ad ogni orientamento sessuale e il cui genere non corrisponde al sesso biologico.

 

CHIARIAMO ALCUNE DIFFERENZE

 

 

Sesso biologico: appartenenza biologica al sesso femminile o maschile.

 

Identità di genere: è un costrutto psicologico e riguarda l’identificazione con il genere maschile o femminile. Identità di genere e sesso biologico possono non corrispondere. Oggi, inoltre, si sta superando la dicotomia maschio/femmina e si sta affermando il concetto dell’esistenza di una molteplicità di generi.

 

Ruolo di genere: è un costrutto socioculturale che si riferisce  all’insieme dei comportamenti e delle aspettative attribuite alle femmine e ai maschi.

 

Orientamento sessuale:  è definito dall’attrazione nei confronti  di persone di un genere diverso dal proprio (orientamento eterosessuale), di un genere uguale al proprio (orientamento omosessuale), oppure sia di genere uguale che diverso dal proprio (orientamento bisessuale) o verso tutti i generi e indipendentemente da essi (orientamento pansessuale).

 

QUI potete trovare un piccolo glossario scritto da National Geographic con i principali termini relativi al tema delle identità di genere.

 

UNO SGUARDO ALLE ALTRE CULTURE

 

In alcune culture esiste quello che possiamo definire il “terzo genere”, cioè un genere diverso sia da quello maschile che da quello femminile, che dimostra come l’idea binaria del concetto di genere (maschile e femminile) non sia universale.

 

Ad esempio, alle Samoa esistono i fa’afafine, letteralmente “come una donna”, che sono figli biologicamente maschi cresciuti come se fossero bambine. In India, invece, esistono le Hijra, che dal punto di vista biologico appartengono al sesso maschile, ma diventano femmine con pratiche chirurgiche in un rituale di iniziazione, e i Sadhin, cioè donne biologiche che rinunciano al matrimonio e adottano comportamenti maschili. Un altro esempio sono le travestis a Salvador del Brasile, cioè uomini biologici,che non si definiscono né uomini né donne, ma attraverso il corpo (abiti, gesti, ecc) esprimono una spiccata femminilità; nei templi candomblè (religione afro-brasiliana) incarnano il ruolo delle figlie del santo.

 

 CONCLUSIONI

 

Avvicinandosi al tema degli studi di genere si scopre un mondo complesso, coerente con la complessità umana, che tutti dovremmo conoscere e approfondire.
Dunque, non esiste nessuna teoria gender che ha lo scopo di distruggere la famiglia e le nostre “società naturali”, semplicemente esistono studi scientifici di genere che, come illustrato nell’articolo, hanno importanti meriti.

 

 Anche se l’argomento meriterebbe più spazio, è fondamentale ricordare che è dimostrata la grande importanza  dell’educazione di genere nelle scuole (consigliata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità) perché educa al rispetto della diversità e aiuta lo sviluppo sereno e libero della propria identità di genere e del proprio orientamento sessuale, senza sentirsi vincolati all’appartenenza a categorie prestabilite.

 

QUANTO SESSO FACCIAMO?

ABITUDINI SESSUALI: PRESENTE vs PASSATO

 

Nonostante il nostro mondo sia costellato di immagini erotiche che ci suggeriscono quanto il sesso rende felici e vincenti, la vita sessuale delle coppie sembra andare in un’altra direzione. La società italiana di andrologia sostiene che negli ultimi dieci anni il numero di coppie che ha rinunciato al sesso è cresciuto, soprattutto nei centri urbani. La società ha addirittura registrato una precoce pace dei sensi già intorno ai 40/50 anni. Un rapporto del 2006 dell’ ASPER (Associazione per lo studio dell’analisi psichica e la ricerca in sessuologia) riporta un calo del desiderio generalizzato nel 32% degli uomini tra i 18 e i 55 anni.

 

Una ricerca della San Diego University ha analizzato il cambiamento avvenuto dal 1972 al 2012 nei nostri comportamenti sessuali. Alcuni cambiamenti non ci stupiscono, ad esempio, dal 1990 ad oggi sono raddoppiate le persone che hanno avuto partner sessuali dello stesso sesso. Meno ovvio è il dato secondo cui i ragazzi americani fanno meno sesso dei loro genitori, infatti, il 15% dei ragazzi tra i 20 e i 24 anni non ha mai avuto rapporti (per la generazione nata tra la fine degli anni Sessanta e la metà degli anni Ottanta la percentuale era del 6%).

 

Secondo Zimbardo, molti giovani vivono il loro primo approccio alla sessualità e ai sentimenti su internet, quindi, non si esercitano realmente nelle relazioni sociali e non hanno la possibilità di affrontare la paura del no, oppure di imparare a flirtare. Si può parlare di analfabeti sociali e sensuali che preferiscono la sicurezza della pornografia e del sesso virtuale alle relazioni reali. Lo psicologo, infatti, ritiene necessario che la scuola intraprenda percorsi di educazione sessuale.

 

CASI SPECIFICI:

 

  • IPERSESSUALITÀ
Ci sono persone che non riescono a vivere la loro sessualità in modo appagante, perché ogni ambito della loro vita è investito dai loro atteggiamenti sessuali. Chiaramente, non si tratta di giudicare in modo arbitrario le abitudini sessuali di una persona, ma di valutare se queste abitudini le provocano un disagio nella sfera affettiva, sociale e lavorativa.

 

Il dibattito sulla possibilità di diagnosticare il disturbo da ipersessualità è aperto (non è stato incluso nell’ultima versione del manuale diagnostico più utilizzato dagli psichiatri, il DSM 5), ma nell’esperienza clinica, di fatto, si incontrano persone che non vivono la sessualità come piacevole e positiva, ma come meccanica, incontrollabile e come momento di conferma della propria persona, tanto da non riuscire a costruire relazioni appaganti. Secondo Quattrini e Spaccarotella (2013) gli individui con una personalità da dipendente sessuale utilizzano il sesso solo come conferma della propria esistenza e importanza.

 

  • ASESSUALITÀ
Il fenomeno dell’asessualità prima di Internet era sostanzialmente sconosciuto. Oggi, invece, sappiamo che è un fenomeno rilevante.

 

Chi sono gli asessuali? Bogaert (2004): l’asessualità si caratterizza per una mancanza di attrazione sessuale nei confronti di ogni genere o sesso, che accompagna l’individuo per tutta la sua vita o per la maggior parte di essa. Gli asessuali,  nonostante il loro interesse per la sfera sessuale sia molto basso, sono fisiologicamente capaci di eccitarsi e possono comunque continuare ad avere rapporti, di solito per curiosità o per compiacere il proprio partner.

 

L’asessualità, secondo la comunità scientifica, non è necessariamente una disfunzione sessuale, ma potrebbe rappresentare un nuovo emergente orientamento sessuale.

 

Concludendo, anche solo analizzando l’aspetto della quantità, ci rendiamo conto che la sessualità è una caratteristica umana molto complessa e variegata. Usando le parole di Albert Rams: “La sessualità non è ciò che crediamo, non è come ce l’hanno raccontata. Non esiste una sola sessualità, ce ne sono molte.”

 

Bibliografia

  1. M. Twenge, R. A. Sherman, B. E. Wells (2016). Changes in american adult’s reported same-sex sexual experiences and attitudes, 1972 – 2012. Archives of Sex Behavior, 45.
  2. Zimbardo, N. Coulombe (2015). Maschi in difficoltà. Perché la nuova generazione ha sempre più problemi e come fare per aiutarli. Franco Angeli, Milano, in corso di stampa.
  3. Quattrini, M. Spaccarotella (2013). Il ruolo del narcisismo nella personalità del dipendente sessuale. Rivista di Sessuologia Clinica, 2.
  4. Bogaert (2004). Asexuality: Prevalence and associated factors in a national probability sample. The journal of Sex Research, 41.
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