QUANTO È POTENTE L’INFLUENZA SOCIALE? Lo studio sull’obbedienza all’autorità di Milgram: l’esperimento più famoso e controverso della psicologia sociale.

 

La psicologia ha ampiamente studiato il concetto di influenza sociale, cioè le modalità secondo cui le opinioni e i comportamenti pubblici e privati degli individui sono influenzati da altri soggetti ( individui, gruppi, ecc).

 

Sono stati condotti diversi esperimenti per dimostrare che le decisioni del singolo sono ampiamente influenzate dal contesto sociale. Probabilmente, lo studio più affascinante, ma anche spaventoso e controverso è l’esperimento sull’obbedienza all’autorità di Stanley Milgram (1963).

 

Milgram era interessato a comprendere i motivi che avevano condotto migliaia di tedeschi a collaborare allo sterminio nazista, e ipotizzò che i processi psicologici legati all’obbedienza conformistica fossero presenti in molte persone e capaci di condurre a comportamenti atroci. Durante l’esperimento, infatti, un’autorità poneva ai soggetti sperimentali delle richieste capaci di indurli a mettere in atto comportamenti distruttivi contrari ai loro valori personali.

 

Esperimento

 

Ogni soggetto, volontario e pagato, veniva condotto in un laboratorio universitario dove incontrava un’altra persona che avrebbe partecipato all’esperimento (un complice dello sperimentatore). Lo sperimentatore spiegava ai soggetti che lo scopo della ricerca era comprendere gli effetti delle punizioni sull’apprendimento. Per tale motivo, spiegava lo sperimentatore, uno dei due soggetti avrebbe avuto il ruolo di insegnante e l’altro di allievo. Ovviamente, l’insegnante era sempre il soggetto sperimentale volontario e il complice dello sperimentatore era sempre l’allievo.

 

L’insegnante, come richiesto dallo sperimentatore,  doveva far svolgere all’allievo una serie di compiti mnemonici e ogni volta che l’allievo avesse commesso un errore avrebbe dovuto infliggergli una punizione. La punizione consisteva in una scossa elettrica*. Sopra gli interruttori per somministrare le scosse elettriche c’erano delle targhette che indicavano l’intensità della scossa, che andava da “scossa molto leggera” a “attenzione, scossa molto pericolosa”. La consegna da parte dello sperimentatore era che, ad ogni errore commesso dall’allievo, l’insegnante avrebbe dovuto somministrare una scossa sempre più forte. Se l’insegnante esitava, lo sperimentatore lo incitava a proseguire.

*Chiaramente, la scossa elettrica era finta, ma l’insegnante non ne era consapevole.

 

Risultati

 

I risultati furono stupefacenti: circa due terzi dei soggetti, nonostante l’allievo li avesse supplicati di smettere a causa del dolore, arrivarono a somministrare la scossa più potente, mettendo a rischio la vita dell’altra persona. Lo stesso Milgram fu sorpreso dai risultati e decise di approfondire lo studio. Attraverso ulteriori esperimenti mise in luce che l’obbedienza era maggiore quando l’allievo era fisicamente distante dall’insegnate e massima quando l’insegnante non poteva vederlo. Inoltre, dimostrò che la legittimità dell’autorità influiva sull’obbedienza.

 

Come si spiega l’obbedienza all’autorità?

 

Secondo Milgram, quando gli individui si trovano all’interno di un sistema gerarchico sentono di non esssere liberi di scegliere la propria condotta e pensano di essere obbligati a dipendere dagli ordini dell’autorità. L’atetnzione viene selettivamente rivolta verso l’autorità e distolta dalla vittima. Inoltre, si tende a ridefinire la situazione in modo da giustificare gli ordini dell’autorità, con il rischio di compiere azioni distruttive minimizzando il ruolo della responsabilità personale.

 

L’esperimento di Milgram non potrebbe più essere replicato per motivi etici, ma ha permesso di sottolineare che l’obbedienza all’autorità non dipende soltanto dalla personalità di un individuo, ma risente in modo rilevante della situazione sociale.  Come ha scritto Zygmunt Bauman in Modernità e Olocausto “Quanto più razionale è l’organizzazione dell’azione, tanto più facile è causare sofferenza, e rimanere in pace con se stessi”.

 

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