LE SOMATIZZAZIONI NEI BAMBINI

 

Le somatizzazioni riguardano il delicato rapporto tra mente e corpo. In generale, più il bambino è piccolo, più è probabile che il suo disagio venga veicolato attraverso sintomi somatici.

 

Cosa significa il termine psicosomatico?

È un termine che ha diversi significati e spesso ci si è interrogati sull’adeguatezza di questa parola. Trombini e Baldoni (1999) hanno elencato i diversi significati clinici del termine “psicosomatico”:

  • Sospetto che una patologia somatica abbia un’origine psichica
  • Influenza di fattori psicologici su processi corporei
  • Studio dell’influenza che i processi corporei hanno sulla psiche (somatopsichico)
  • Alterazione delle funzioni di un organo o di un apparato senza una base biologica
  • Modalità di approccio al paziente nella quale si tengono presenti le componenti corporee, psicologiche e sociali
  • Modalità di relazione tipica di una famiglia nella quale uno o più membri sono predisposti ad ammalarsi somaticamente.

Il termine somatizzazione descrive bene l’attuale prospettiva secondo cui le manifestazioni psicosomatiche sono il risultato di un’interazione tra fattori psicologico-emotivi e una predisposizione costituzionale.

Il disturbo da somatizzazione è caratterizzato da un pattern cronico di complicanze fisiche per le quali non è possibile identificare una causa organica, nonostante gli accurati esami medici.

 

Dolori addominali ricorrenti

Le sindromi da dolore ricorrente più frequenti nell’infanzia sono la cefalea e il dolore addominale (Scharff, 1997).  È sempre necessario escludere possibili cause organiche, che mediamente vengono riscontrate nel 6-10% dei casi. I dati indicano che una grande percentuale di bambini soffre di dolore cronico senza che vi sia una causa organica scatenante, perciò,  nella pratica clinica, è necessario tenere in considerazione i fattori psicologici. In particolare, bisogna valutare la capacità del bambino di gestire le emozioni e l’ansia. Quest’ultima è molto comune, insieme alla depressione e ai disturbi di somatizzazione, nelle madri dei figli che soffrono di dolore cronico. I genitori, inoltre, possono influenzare il comportamento del bambino nei confronti del dolore, creare alti livelli di stress nella vita del figlio con la loro stessa patologia o fornire un vantaggio secondario, ad esempio, dando le giuste attenzioni al bambino solamente  grazie al dolore che prova.  È importante considerare il tipo di risorse che il bambino ha per fronteggiare gli stress, nonché le sua modalità di percepire gli eventi.

La terapia psicologica è utile per ridurre la gravità e la frequenza del dolore cronico nell’età evolutiva e dovrebbe coinvolgere il bambino, la famiglia e la scuola.

 

Il contributo di Winnicott

Winnicott ha descritto i comportamenti infantili prendendo in considerazione sia gli aspetti psichici che somatici dello sviluppo. L’autore ha anche introdotto il concetto di “preoccupazione materna primaria”, spiegando che un atteggiamento sufficientemente buono da parte della madre offrirà al bambino una realtà da cui dipendere e nella quale sviluppare l’integrazione psicosomatica (la psiche riesce ad abitare il corpo). Un fallimento evolutivo può “provocare un ‘insicurezza dell’abitare dentro”. Alcuni autori, anche recentemente, hanno confermato l’idea che una mancata sintonizzazione affettiva con la madre può tradursi in dolori del corpo. L’interazione madre bambino, infatti, non regola solamente il funzionamento mentale del bambino, ma anche quello fisiologico.

È dunque ulteriormente confermata la necessità di una terapia psicologica che prenda in carico il bambino e tutto il suo sistema familiare.

 

Bibliografia

Fondamenti di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza. A cura di Vincenzo Guidetti. Il mulino, 2005.

No Comments Categories: ANSIA, FAMIGLIA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *