CONOSCERE L’ALZHEIMER

 

La malattia di Alzheimer è un deterioramento cognitivo cronico-progressivo che non presenta un quadro neurologico specifico.

 

 

FATTORI DI RISCHIO E FATTORI DI PROTEZIONE

L’età rappresenta il maggior fattore di rischio. Anche la storia familiare e il basso livello di scolarità possono rappresentare un fattore di rischio. Gli estrogeni e i farmaci antinfiammatori non steroidei, invece, sembrano proteggere dal rischio Alzheimer. I risultati delle ricerche, però, sono ancora contrastanti e sono necessari ulteriori studi.

 

PROGNOSI

La malattia di Alzheimer provoca un deterioramento della corteccia cerebrale, che non è essenziale per la sopravvivenza, quindi, di per sé, questa malattia non conduce alla morte. L’esordio precoce della malattia, e in particolare la comparsa precoce dei disturbi del linguaggio, sembrano determinare un’evoluzione più rapida.

 

QUADRO CLINICO

Inizialmente, il paziente con Alzheimer può presentare sintomi aspecifici come alterazioni del ritmo sonno-veglia e uno stato depressivo, che è in parte la conseguenza dei propri fallimenti quotidiani e in parte è un aspetto proprio della malattia.

Generalmente, però, il paziente arriva dal medico per i problemi di memoria: la presenza di amnesia è una condizione necessaria per poter fare diagnosi. Inizialmente il paziente non è più in grado di apprendere nuove informazioni (disturbo episodico anterogrado) che riguardano eventi della vita quotidiana, successivamente questa incapacità si estende anche ad eventi complessi e particolari, come l’incontro con una persona nuova o la visione di uno spettacolo. Inoltre, è presente anche un disturbo della memoria prospettica, cioè l’incapacità di ricordarsi, al momento giusto, di fare qualcosa, ad esempio, prenotare una visita.

Nell’arco di 6/12 mesi si manifesta deficit anche in altre aree cognitive. L’orientamento è compromesso, i disturbi visuo-spaziali sono comuni e i disturbi del linguaggio diventano evidenti. Molti pazienti abbastanta presto presentano anche difficoltà nel vestirsi, ad esempio, mettono la camicia sopra la giacca oppure non riescono a mettere gli abiti nelle parti del corpo giuste (aprassia dell’abbigliamento). Anche il disorientamento topografico è comune, infatti spesso, questi pazienti si perdono per strada.

In un secondo tempo compaiono disturbi delle funzioni di controllo, ad esempio, il paziente non riesce ad inibire comportamenti erronei o non riesce a prestare attenzione ad un compito.

Nella fase tardiva compaiono anche manifestazioni psichitriche. È frequente la trasposizione del passato nel presente, quindi, ad esempio, persone morte vengono credute vive e magari identificate con altri familiari.

Nelle fasi terminali subentra l’apatia o la disinibizione con irritabilità.

 

Il miglioramento nell’assistenza di questi pazienti ha comportato un allungamento della vita. Non essendo persone autonome, spesso un parente stretto si prende cura del malato. È importante riconoscere lo stress fisico ed emotivo dei parenti che si prendono cura dei familiari con la malattia di Alzheimer e sostenerli dandogli gli strumenti adeguati per affrontare questa difficile situazione.

 

Bibliografia

Manuale di Neuropsicologia. G. Vallar & C. Papagno. Il Mulino, 2007.

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