COSA SUCCEDE NEL CERVELLO DEL SONNAMBULO?

 

Passiamo circa un terzo della nostra vita a dormire, ma cosa sappiamo realmente di come funziona il sonno?

Durante una normale giornata viviamo due fasi completamente diverse: il sonno e la veglia. Non tutti sanno che anche mentre dormiamo attraversiamo fasi molto diverse.

 

SONNO REM – NON REM

Il sonno si divide in due grandi categorie: REM e NON REM. Abbiamo già parlato del sonno REM nell’articolo “Perché sogniamo”. In generale, durante il sonno REM (da rapid eyes movement) il corpo, ad eccezione dei muscoli oculari e respiratori, è immobilizzato e l’EEG (elettroencefalogramma) sembra più sveglio che dormiente. Questa è la fase in cui si producono i sogni.  Il sonno NON REM, invece, sembra progettato apposta per riposarsi, infatti, il ritmo EEG è lento, i movimenti del corpo sono minimi, la tensione muscolare è ridotta e la temperatura ed il consumo del corpo sono diminuiti.

 

IL CICLO DEL SONNO

Circa il 75% della notte viene passata nella fase NON REM, mentre il 25% nella fase REM. Il sonno NON REM è diviso in quattro stadi distinti. Vediamo gli stadi attraversati da un adulto che inizia ad avere sonno:

  • STADIO NON REM 1: i ritmi EEG alfa di veglia rilassata diventano meno regolari e si riducono. Gli occhi producono movimenti lenti e rotatori. È una fase del sonno molto leggera, che dura pochi minuti.
  • STADIO NON REM 2: è una fase leggermente più profonda e dura circa 5-15 minuti. È caratterizzato da onde cerebrali appuntite e i movimenti oculari cessano quasi completamente.
  • STADIO NON REM 3: l’EEG inizia a produrre ritmi delta lenti e di grande ampiezza. I movimenti del corpo e degli occhi generalmente sono assenti, anche se vedremo che possono esserci alcune eccezioni.
  • STADIO NON REM 4: è lo stadio più profondo del sonno. All’inizio della notte può durare 20-40 minuti, quando il sonno inizia a diventare più leggero, invece, dura circa 10-15
  • STADIO REM: dopo lo stadio 4, improvvisamente, si entra in un breve periodo di sonno REM, con ritmi EEG veloci e rapidi movimenti oculari.

Il ciclo appena descritto si ripete ogni circa 90 minuti. Con l’avanzare della notte c’è una progressiva diminuzione degli stadi NON REM (in particolare stadi 3 e 4) e un aumento della durata della fase REM. I cicli più lunghi di sonno REM possono durare 30-50 minuti. Sembra, inoltre, che tra un ciclo di sonno REM e l’altro debbano esserci almeno 30 minuti di sonno NON REM.

 

SONNAMBULISMO

Non sempre il sonno è costante. Può succedere che le persone durante la notte camminino, urlino o parlino. In particolare, il camminare nel sonno, o sonnambulismo, raggiunge un picco all’età di 11 anni. Anche se circa il 40% dei bambini è sonnambulo, sono pochi gli adulti che possono ancora essere definiti tali. Sembra che i geni giochino un ruolo importante nell’insorgenza di questo comportamento (probabilmente è implicato il cromosoma 20), infatti, spesso chi è sonnambulo ha dei parenti che hanno sperimentato la stessa esperienza. Le cause, però, possono anche essere lo stress emotivo, oppure fattori medici.

 

Il sonnambulismo si verifica generalmente durante il primo stadio NON REM 4 della notte. Le opinioni sono discordanti, ma è probabile che ci sia una ipereccitabilità della corteccia cerebrale. Durante l’episodio, la persona ha gli occhi aperti e cammina per la casa riuscendo ad evitare gli ostacoli, ma ha le capacità cognitive fortemente compromesse. Gli episodi di sonnambulismo durano generalmente dai 5 ai 20 minuti, raramente si prolungano oltre questo tempo. Al termine, di solito, la persona torna a dormire spontaneamente.

 

Svegliare i sonnambuli è difficile perché si trovano in uno stadio molto profondo del sonno, per questo motivo, la cosa migliore è aiutarli a tornare a letto. Esiste una credenza diffusa secondo cui sia pericoloso svegliare i sonnambuli ed effettivamente sarebbe meglio non svegliare un sonnambulo, semplicemente perché al suo risveglio potrebbe trovarsi in uno stato confusionale e reagire in modo brusco nei confronti di chi gli sta vicino. Generalmente, la mattina successiva il sonnambulo non ha alcun ricordo dell’episodio.

 

Per prevenire episodi di sonnambulismo può essere utile mantenere un ritmo sonno-veglia regolare e, se necessario, utilizzare tecniche di rilassamento prima di andare a dormire.

 

Bibliografia

Neuroscienze. Esplorando il cervello. 2007. M. F. Bear, B. W. Connors, M. A. Paradiso.

 

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